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Words

About Alberto

Alessandra Vanzi

Grifi 1."Ma se io sparissi così senza preavviso, senza nessun motivo plausibile, senza aver litigato o discusso, da un giorno all'altro tu verresti a cercarmi? Voglio dire mi cercheresti comunque e dovunque?" Io non persi un solo secondo a riflettere su quella strana domanda e risposi di getto convinta "si certo" come se fosse una cosa del tutto scontata. Così cominciò la nostra storia. In senso biblico intendo. Perché il nostro primo incontro risaliva a circa vent'anni prima in una stanza d'albergo di New York dove io alloggiavo durante le riprese del film " Lontano da dove" di Francesca Marciano e Stefania Casini nel quale lui aveva fatto una comparsata insieme a tanti altri amici italiani che in quegli anni avevano cercato riparo in America dal pesante clima di piombo nostrano. Tra due mesi saranno cinque anni che Alberto Grifi è morto, ma per me è difficile avere una dimensione concreta del tempo e se non fosse per queste proiezioni dei suoi film, dal 16 al 18 febbraio a Bologna, neve permettendo, e il 22 febbraio (anche su questa data c'è ancora qualche incertezza) al cinema Trevi di Roma, potrebbe essere ieri o una settimana fa, di certo so di aver mantenuto fede alla mia risposta e di essergli rimasta accanto negli ultimi difficili 6 anni della sua vita. Poche ore dopo il breve colloquio che ho appena riferito cominciava la nostra unione di vita e lavoro, soprattutto lavoro oserei dire perché per Alberto il lavoro, il suo naturalmente non il lavoro in quanto tale che lui riteneva un'orrenda schiavitù, era la spinta primaria che lo teneva in piedi. Così cominciammo a girare, doppiare e montare A proposito degli effetti speciali che presentammo al festival di Venezia nella sezione nuovi territori nel 2001. Il film è un piccolo testamento di Grifi, un riassunto del suo pensiero e della sua esperienza è diviso in tre parti nella prima ci sono io che interpreto miss Ontophilogenesis in parte ripresa "normalmente" in una scena d'amore poi mentre leggo seduta sul mio letto con la schiena nuda, una citazione da Kiki de Montparnasse senza le famose chiavi di violino dipinte sul dorso, l'origine del famoso dipinto di Man Ray "labbra rosse che fluttuano nel cielo", e ancora sotto la doccia ripresa attraverso lo specchio deformante, da lui stesso costruito, in una danza astratta con l'asciugamano giallo; nella seconda parte c'è Filming Man Ray girato insieme a Barucchello nello studio parigino di Man Ray nel 1970 con una 16 millimetri in cui si vede il vecchio maestro munito di minaccioso bastone indicare a Grifi il giusto modo di essere ripreso attraverso una lamiera riflettente, un insegnamento da maestro zen; nella terza parte c'è Transfert per camera verso Virulentia sul teatro di Aldo Braibanti girato nel 1967 in cui "usando obiettivi modificati , specchi e prismi, insomma i cosiddetti effetti ottici speciali provavo a rivivere con gli attori l'emergere del passato dei nostri progenitori animali, il passato ontofilogenetico, nei sogni e nei comportamenti quotidiani"; ad unificare queste tre parti c'è Alberto stesso che" parlo alla camera riflesso in uno specchio deformante , simile a un mostruoso pupazzo di plastilina, da una virtualità che ha per contraltare la realtà dell'inquinamento e dei crimini che i padroni del mondo occultano….che ne è del corpo-desiderante che si dimena o lotta costretto nella camicia di contenzione del corpo-forza-lavoro?" Alberto era noto per non finire mai i suoi film e anche questo, subito dopo la proiezione veneziana, lo volle riaprire perché gli sembrava troppo "pacificato" e stavamo girando una nuova scena da inserire, col sonoro della caserma di Bolzaneto a Genova che gli avevano procurato i ragazzi di Indymedia, quando si schiantarono le torri gemelle…